UN EROE EPICERNO (epico e moderno)

Era tardi, eppure in quegli ultimi dieci minuti Gabus avrebbe potuto cambiare il mondo. La dea Forza era con lui.

Pretendevo il gonfiarsi di muscoli e nervi, l’emergere di una rabbia cruenta frutto di una severa responsabilità. Ma lui all’opposto era tranquillo e sereno. Lo guardavo guardarmi: gli occhi di una freschezza verde d’avventura, la sua pelle magnificamente profumata d’acqua sgorgante da una sorgente fresca e nuova. Avevo offerto sacrifici per tutta la notte pensando a quanto sarebbe stato grande il suo impegno. Ma tutto ormai era compiuto.

Il ragazzo mi guardò con una serenità devastante e mi disse: -Non toccherà a me padre mio, stanne certo!- La sua fierezza traboccante mi irritava e sconfortava al colmo della sopportazione. Ma fu in quell’attimo, proprio in quell’istante che realizzai l’intuizione attesa. Le parole mi uscirono fluide e opportune.

-Vai figlio mio! Scavalca il mio ostacolo, allontanati da me per quanto ti sarà possibile. Corri figliolo, cibati di questa incoscienza seme di sogno e libertà! È il tuo tempo, quello migliore, rifiuta i lacci della senilità che ti vorrebbe già saggio e prevenuto. Abbi cura di te e cerca di destinarti solo il meglio. Dall’Olimpo ti sia riservato ogni grazia e virtù!

D’altronde, non v’è padre che non abbia qual destino il camminare al fianco della sua creatura.