TI DEVO DIRE UNA COSA…

Aveva detto solo questo per telefono: “Ti devo dire una cosa… non appena ci vediamo ti dico…”

Pennello aveva sempre detestato posticipare conversazioni presentate con tono preoccupante. Eppure Giulio gli aveva dato appena il tempo di dire ok e l’aveva congedato senza altre spiegazioni. Era rimasto di marmo. Cosa poteva volere da lui quel collega che lavorava in tutt’altro settore? Perché doveva incontrarlo di persona? Cosa aveva da riferire?

Passò tutta la mattinata a pensare a cosa avesse dovuto dirgli. Esaminò ogni sfumatura di quella voce, rivisitò ogni breve pausa di quella conversazione. Avvertiva il crescere dell’ansia: il cuore in gola batteva come un metronomo cupo e nefasto e le mani sudate quasi tremavano. Fu inutile ogni tentativo di prepararsi anticipando le mosse giuste per l’una o l’altra ipotesi possibile. Stremato guardava in continuazione lo scorrere dei minuti. Cominciava a desiderare con impazienza quell’incontro, la smania dell’attesa lo stava stremando. Decise di disdire appuntamenti di lavoro, rinunciò a passare in paese per sbrigare faccende e dimenticò persino di telefonare a sua moglie per organizzare gli impegni del pomeriggio.

Finalmente poi arrivò l’atteso momento. Pennello si presentò in anticipo, bussò alla porta dell’ufficio senza però ottenere risposte dall’interno. Chiese notizie di Giulio ma nessun collega seppe dargli informazioni. Attese per più di un’ora prima di andarsene. Imprecò  e si adirò uscendo verso la sua macchina. Poi ritrovò un po’ di fiato giusto per una telefonata. E parlò…

“Giulio, mi avevi detto che dovevi parlarmi?Sono stato ad aspettarti per più di un’ora…

La risposta fu breve ed eloquente. “Ah si, scusa ma sono dovuto uscire…” Pennello replicò impaziente: “Ma di cosa si tratta?” “Niente di che… Volevo chiedere se puoi scrivermi due righe per una pratica. Tu te la cavi bene con la scrittura…”

Siamo noi a creare i nostri fantasmi. Ci piace esagerare. Abbiamo l’attitudine di prospettare il peggio è su questa base costruiamo castelli di inquietudine. E ciò che più è peggio questo proliferare perverso di pensieri ci complica gravemente la nostra esistenza. Ci premuniamo esageratamente di accorgimenti inutili, ci massacriamo di dubbi e prepariamo eccellenti difensive che altro non producono che ansie e paure. Trascuriamo clamorosamente l’idea che qualcuno possa invece darci una bella notizia.

Pennello, sereno in volto come non mai, fissò il proposito di aspettarsi sempre il meglio. In fondo, nel caso contrario, avrebbe ugualmente lavorato per un fine a lui certamente positivo.